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Intervista all'amministratore delegato della Boutique Sardinia Design: Daniele Casti

Di seguito l'intervista completa pubblicata nella rubrica "Innovatori" del sito

http://www.robertorace.com/it/2017/01/12/daniele-casti-vero-leader-parla-al-cuore-delle-persone/

“Tutte le cose . . . che volete che gli uomini vi facciano, anche voi dovete similmente farle loro”: sta in questa frase riportata nella Bibbia, uno dei segreti più significativi per la carriera di Daniele Casti. Consulente strategico internazionale, imprenditore, ma anche, semplicemente, giovane sognatore, Casti (Cagliari 1990) ha sviluppato una notevole esperienza nel campo delle pubbliche relazioni internazionali, sia nel settore commerciale che in quello gestionale. Ha iniziato la carriera lavorando nel real estate, passando poi al mondo dei servizi di lusso e a quello delle consulenze strategiche. Ha sviluppato competenze internazionali nel marketing e nella gestione dei rapporti. Appassionato d’arte e design, ha fondato la società Progetto Lusso Italia, con l’obiettivo di dar valore e visibilità internazionale a tante piccole realtà artigianali del lusso Made in Italy. La Boutique Sardinia Design 1850 è il progetto pilota con la quale, grazie alla collaborazione di artigiani ed architetti, realizza complementi d’arredo di lusso usando materiali lavorati dalla natura. Fa parte di Confindustria e del movimento Giovani Imprenditori.

D. Chi è un innovatore per te? Perché? R. Innovare e cambiare oppure innovare è cambiare? Non è un gioco di parole, ma un quesito delicato che mi pongo spesso sia da imprenditore che da innovatore.. Se da una parte, l’innovazione pura è quella che porta ad un deciso cambio di passo, se non proprio di terreno, rispetto al passato, d’altra parte è necessario che questo avvenga in maniera sostenibile, flessibile ed economicamente accettabile, rispettando ed educando non solo i collaboratori, ma anche il cliente/consumatore. Perciò anche il “viaggio” è in sé un’innovazione.. Fare questo rappresenta una tra le sfide più complesse. Perciò credo che la figura dell’innovatore sia completa nel momento in cui non solo ha una visione superiore e più ampia del futuro e delle sue dinamiche sociali ed economiche, ma quando tale mentalità viene supportata in modo diretto da chi è in grado di suddividere e organizzare per gradi tale percorso. Perciò l’innovatore nel mondo economico deve avere la visione di un filosofo ma anche il carisma di un leader nel creare quell’entusiasmo e quella spinta motivazionale in persone che potrebbero lavorare senza né capire né credere né tantomeno condividere gli obiettivi, fino al loro conseguimento finale.

D. Qual è l’innovazione che cambierà il mondo nei prossimi anni?

R. Quale sarà l’innovazione che cambierà il mondo non mi è dato saperlo, ma so che per quanto scienza e tecnologia stiano facendo dei passi avanti incredibili, lo sviluppo sostenibile sia il tema più importante, da affrontare con la massima urgenza. Abbiamo sfruttato il pianeta in maniera esagerata, senza badare agli effetti che le nostre azioni avrebbero causato. Abbiamo “tirato il lenzuolo” lasciando troppe cose scoperte.. Oggi ci troviamo un mondo con delle problematiche gravissime che inizia a presentarci il conto. Perciò spero che l’innovazione del prossimo futuro sia incentrata su tecniche di sviluppo sostenibile e rispettoso dei bisogni del pianeta che ci ospita.

D. Qual è il ruolo di un leader in un’organizzazione?

R. Il ruolo di un Leader è quello di avere influenza sui sentimenti. Non un “controllo” pressante, un vero Leader non ne ha bisogno perché ha la capacità di capire i sentimenti altrui e poter parlare direttamente al cuore delle persone. Non è un vero Leader chi impone, minaccia o costringe. E’ un Leader chi rispetta gli altri e riesce ad avere persone felici di fare quello che fanno. Fare questo richiede una “visione” molto forte e vivida.. Chi pensa che questo non sia possibile, non potrà mai essere un Leader.. Sarà solo un tecnico..

D. Una persona che ha lasciato il segno nella tua vita?

R. La mia vita si compone di migliaia di persone da cui ho imparato, e imparo, qualcosa.. Ma se devo indicarne solo una, allora scelgo Steve Jobs. Non per essere banale o scontato, ma c’è un concetto che pronunciò nel famoso discorso alla Columbia University, in relazione all’unire i puntini della propria vita, che mi accompagna nei momenti più difficili o complessi.. Il concetto basilare è quello dell’imprevedibilità della vita. Spesso ci troviamo in situazioni assurde, in apparenti vicoli ciechi, sembra che il mondo ci stia cadendo addosso, forse pensiamo di aver buttato anni in qualcosa di inutile, forse abbiamo fatto un grande errore o forse ci prendiamo una delusione bruttissima.. Tante situazioni che viste singolarmente potrebbero sembrare inutili, come dei puntini che da soli non dicono niente.. Ma come passa il tempo ti rendi conto di come ognuna di quelle singole situazioni è stata una parte fondamentale nella tua crescita e formazione.. Prima o poi tutto torna utile.. E generalmente chi più soffre e combatte per qualcosa, chi costruisce mattone dopo mattone il proprio futuro, ottiene i risultati migliori e più stabili. La vita di Jobs è un grande esempio in questo.

D. La tua più grande paura/la tua più grande speranza?

R. Ho paura che qualcosa ci stia sfuggendo, qualcosa di molto importante e di molto grande.. Ho paura che nella frenesia di nuove “rivoluzioni industriali” che invochiamo ormai ogni paio d’anni ci stia scappando di mano la cosa più importante. La nostra identità.. Lo dico da inguaribile romantico (risatina ndr), lo dico da giovane, lo dico da uomo, lo dico da innovatore.. Quando sento parlare con grande eccitazione e leggerezza della Rivoluzione 4.0, quando sento dire che quello è il futuro, quando sento dire che dobbiamo investire solo in quella direzione, mi viene una grande paura.. Perché se pensiamo che il crollo dei contatti personali reali dovuto ai social sia un grande problema, l’enorme dramma sociale con il quale ci troveremo a convivere nel momento in cui la 4a rivoluzione sarà entrata a regime, sarà un problema infinitamente più grande e traumatico.

La mia più grande speranza ha relazione con la società umana. Spero che al più presto possa avvenire qualcosa a livello mondiale in grado di eliminare le differenze, buttare giù le barriere, cancellare una volta per tutte le cose che ci fanno soffrire. Credo ci sia già chi lavora in quella direzione e chi si sta preparando per un mondo di quel tipo. Spero che, per quanto sia facile giudicare utopiche queste parole, quante più persone possano essere d’accordo con tale necessità di cambiamento e si organizzino di conseguenza.

D. Il tuo progetto di lavoro attuale e quello futuro.

R. Credo che la natura sia il più grande museo di arte contemporanea che esista al mondo. Per questo motivo ho un laboratorio di Interior Design di Lusso che, grazie alla collaborazione di capaci artigiani, architetti e designer, crea complementi d’arredo, solo pezzi unici, utilizzando e valorizzando le affascinanti forme e i preziosi materiali lavorati dalla natura. Stiamo sviluppando il brand e iniziando la commercializzazione a livello internazionale. Abbiamo appena attivato una nuova piattaforma di e-commerce, il primo portale della Sardegna dedicato al mondo del lusso, dell’arte e del design isolano. Stiamo creando una rete di persone ed eventi in tutto il territorio nazionale ed internazionale per dare spazio, visibilità, contaminazioni e prospettive all’eccellenza del Made in Italy.

D. La cosa che più ti fa emozionare e quella che ti fa più arrabbiare

R. Spesso mi sento dire: “ non ho capito e non sono molto d’accordo ma mi fido” oppure “ tu sei matto, ma mi piace quello che dici e come lo dici, perciò facciamolo”.. Quando sento frasi di questo tipo, ti giuro che mi emoziono… ogni volta.. Oggi come oggi è difficile avere la fiducia di qualcuno, anche nelle cose più piccole e banali. Sapere che c’è chi si fida di te e della tua visione, credo sia una delle cose più significative ed importanti per ogni innovatore. Quella che mi fa arrabbiare? La gelosia, che mi fa venire un attacco di claustrofobia ogni volta che salta fuori, e le proteste ingiustificate. Se si usasse meno tempo per protestare e più tempo per apprezzare, essere felici, ideare e costruire, le cose andrebbero sicuramente meglio..

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